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Per modo di dire

Hashtag o cancelletto?

Nel 2016 il linguista Tullio De Mauro scriveva che «da alcuni decenni impetuose ondate di anglismi si riversano nell’uso di chi parla e scrive le più varie lingue del mondo».

Già nel lontano 1987 il filologo Arrigo Castellani aveva diagnosticato un morbus anglicus, un virus capace di infettare la lingua italiana. Ed ecco dove siamo arrivati: partendo dai verbi googlare, hackerare, flaggare, taggare passiamo ai sostantivi fashion blogger, influencer, email, home, pin, slow food per finire con il tanto agognato weekend.

Come si legge nelle Raccomandazioni sull’uso degli anglicismi elaborate dalla Cancelleria federale, «l’uso di parole e stilemi stranieri è comunque favorito anche da altri tipi di motivazioni: velocità della comunicazione, retorica commerciale globalizzata, seduzione dei termini nuovi ed esotici, prestigio dell’uso di un linguaggio di moda, per citarne solo alcuni fra i principali».

Ma un po’ di prudenza non guasterebbe, se vogliamo continuare a parlare la nostra lingua.

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